Linguaggi di programmazione: scopri quali sono i più utilizzati nel 2019.

Ormai è diventata un’abitudine, ma quante attività svolgiamo nel nostro quotidiano grazie a computer e altri dispositivi elettronici?
Il mondo si sta evolvendo, diventando sempre più digitalizzato e, per chi vuole lavorare nei settori dell’innovazione tecnologica è essenziale avere le giuste competenze. A partire dallo studio dei linguaggi di programmazione.  Perché se l’inglese è la lingua per comunicare con il resto del mondo, il linguaggio di programmazione è la lingua per comunicare nel futuro.

Cos’è un linguaggio di programmazione?

Prima di scoprire quali sono e come funzionano i linguaggi di programmazione più diffusi, è utile chiarire cosa sia un linguaggio di programmazione e quali sono le attività che svolge un programmatore.

I linguaggi di programmazione sono essenziali per l’informatica perché è grazie al loro utilizzo che vengono realizzati i vari programmi che utilizziamo sui computer. Ogni linguaggio ha le sue regole per permettere al dispositivo elettronico di eseguire determinate operazioni. Tutto ciò tramite una sequenza di istruzioni: inseriti i dati input, si applica una funzione di trasformazione che origina un insieme di dati output.

In ogni linguaggio di programmazione sono presenti elementi comuni indispensabili per tradurre un algoritmo in frasi di quel linguaggio.
Si tratta delle parole chiavi, ad ognuna delle quali corrisponde un’operazione ben precisa, dei caratteri speciali, che hanno specifici significati e un insieme di regole sintattiche necessarie per combinare le parole e indicare le operazioni da eseguire.

Praticamente, i linguaggi di programmazione sono alla base dei più svariati software che utilizziamo ogni giorno. Senza il loro utilizzo sarebbero impossibili tante comuni attività che svolgiamo quotidianamente sul computer o sugli altri dispositivi elettronici.

Chi li conosce bene e sa come utilizzarli al meglio è il programmatore. Un professionista in grado di creare un programma e di risolvere, attraverso il prodotto realizzato, eventuali problemi degli utenti, siano essi aziende o privati.

In questo momento storico, dove tutto tende ormai a essere digitalizzato, la professione del programmatore diventa sempre più richiesta. Infatti si sta rivelando un’ottima scelta per tanti giovani. Affermandosi sul lavoro sia facendo carriera in società specializzate che svolgendo la propria attività come freelance.

Linguaggi di programmazione più utilizzati

linguaggi-di-programmazioneJava

Tra i linguaggi di programmazione più popolari, Java svetta certamente su tutti: è molto diffuso –soprattutto per le applicazioni – oltre che molto versatile.
Si tratta di un prodotto open source, indipendente dalla piattaforma, che è dotato di numerosi framework che ne facilitano l’utilizzo in un’ampia gamma di progetti.

D’altra parte però è un linguaggio piuttosto complesso, non semplice da imparare.
Ciò significa che se da un lato per il programmatore che lo conosce aumentano le opportunità di lavoro, dall’altro aumentano i costi per i clienti che ne richiedono l’utilizzo.

JavaScript

Particolarmente conosciuto è anche JavaScript che a differenza di quanto suggerirebbe il nome non è una estensione di Java.
Le sue caratteristiche? Ha uno scripting dinamico ed è molto flessibile. Questo linguaggio di programmazione è alla base di gran parte del web: usato per browser, microcontrollori e server. E’ impiegato anche nel marketing online, per programmare annunci pubblicitari ed effettuare attività di targeting.

PHP

Tra i primi linguaggi che un programmatore impara a conoscere c’è PHP, acronimo di Hypertext Preprocessor, un linguaggio di programmazione semplice da imparare e ancora molto utilizzato per la creazione di app e siti web dinamici.
Sebbene offra una maggiore integrazione anche con HTTP senza stato, il PHP difficilmente permette una gestione degli errori standardizzata.

Python

Come PHP, anche Python è piuttosto facile da utilizzare, nonostante un codice compatto.
E’ dinamico e ciò rende questo linguaggio di programmazione perfetto da utilizzare nel settore dei videogames, nei progetti scientifici e per la realizzazione di piattaforme web come Youtube.
Con Python, si ha la possibilità di programmare in base all’esigenza con orientamento agli oggetti, agli aspetti o in modo funzionale.
Una pecca? La lentezza nell’esecuzione.

C++

Sul fronte dei sistemi e delle applicazioni, il linguaggio di programmazione più polare è senza dubbio C++.
E’ facile da imparare e da utilizzare, e consente anche di semplificare processi complessi.
Il C++ è un cosiddetto linguaggio di programmazione standardizzato secondo l’ISO (International Organization for Standardization). Ma essendo basato su C – uno dei linguaggi più vecchi –  sconta alcuni difetti, come la sintassi poco chiara.

Scratch

Relativamente giovane, Scratch è un linguaggio di programmazione molto intuitivo perché basato su un ambiente visivo.
Utilizzato inizialmente per scopi pedagogici, permette di creare storie interattive grazie all’utilizzo di blocchi di costruzione, attività semplice che non richiede particolari competenze informatiche. La sintassi corretta, dunque, si ottiene disponendo tali blocchi nel giusto ordine di successione.

Linguaggi di programmazione: classificazione e differenze

Ogni linguaggio di programmazione, come abbiamo visto, ha determinate caratteristiche e si differenzia da un altro linguaggio per aspetti specifici.

Basso o alto livello

Iniziamo col dire, che esso può essere a basso o ad alto livello. Con queste definizioni si indica il grado di astrazione del linguaggio e, quindi, anche quanto questo sia comprensibile per il programmatore.
Il primo, che richiede la conoscenza di un maggior numero di parametri, risulta molto più difficile da imparare rispetto al secondo, anche se spesso garantisce una velocità di esecuzione molto più alta.

Linguaggi di programmazione imperativi e dichiarativi

I linguaggi di programmazione differiscono anche per le modalità di funzionamento e si distinguono in imperativi e dichiarativi.
Come suggerisce il termine, quelli imperativi sono basati su precise istruzioni che il sistema deve eseguire.In quelli dichiarativi, al sistema viene comunicato solo lo scopo da raggiungere e poi sarà esso stesso a eseguire il percorso più adatto.

Linguaggio compilato o interpretato

Non solo: un linguaggio può essere anche compilato (come C++) o interpretato (come il PHP). in base a se ha la necessità di un secondo programma per la sua esecuzione.
Nel primo caso, il codice viene scritto in un editor, controllato e poi compilato, affinché ogni istruzione venga eseguita direttamente dal processore.
Nel secondo caso, invece, le istruzioni vengono eseguite direttamente così come descritte nel codice sorgente.
La differenza tra i due è che il primo garantisce prestazioni migliori in quanto ha un peso minore in termini di tempo e memoria. Il secondo, invece, consente una maggiore portabilità e immediatezza, ma con maggiore fatica da parte del processore.

Lato server e lato client

I linguaggi di programmazione si differenziano anche per come, o meglio dove, vengono eseguiti gli script. Quindi si classificano in lato server (come JavaScript), se l’esecuzione è affidata al web server, appunto, oppure lato client, se a svolgere quest’attività è il client.
Entrambi vengono utilizzati per sviluppare siti dinamici o applicazione web ma i primi, a differenza dei secondi, necessitano una connessione costante al server e non consentono di mostrare il codice sorgente degli script.
È chiaro che se l’esecuzione degli script è affidata al client, il rischio di sovraccaricare il server si riduce e il prodotto realizzato – sia esso un sito o un’app – risulta più leggera per lo stesso server. D’altra parte, utilizzare solo un linguaggio lato client diventa più complesso. La soluzione potrebbe essere quella di combinarli entrambi facendo ricorso a tecnologie più moderne che rendono il caricamento più veloce.

Programmazione orientata a oggetti o classi

Molti linguaggi di programmazione, infine, sono orientati a oggetti o classi, soprattutto quelli che vengono utilizzati per creare interfacce grafiche complesse. In questo modello di programmazione, variabili e codici sono integrati negli oggetti, che indicano l’esemplare (o l’istanza) di una determinata classe, dove quest’ultima è l’astrazione di un concetto che può rappresentare dati reali. Gli oggetti hanno la possibilità di interagire tra loro e possono essere interdipendenti gli uni dagli altri.

Quali sono i linguaggi di programmazione più appresi e perché?

Dopo l’ampia panoramica sulle caratteristiche dei più noti e diffusi linguaggi di programmazione, ecco quali sono quelli più appresi e in quale ambito educativo.

Per la sua assoluta semplicità di utilizzo, Scratch è un linguaggio che si presta a essere insegnato anche ai bambini delle scuole elementari e medie sotto forma di gioco.
utilizzare-linguaggi-di-programmazione-imparare-a-programmareCreatività e intuizione sono le parole chiave di questa tecnologia. Utilizzando un linguaggio a blocchi, permette di far avvicinare i più piccoli al coding per realizzare animazioni o creare giochi. Programmare diventa un’esperienza ludica che stimola la fantasia.
Può essere utile sapere che per imparare a programmare con Scratch non è necessario installarlo sul computer ma ci si può esercitare online.

Python, a detta di molti esperti e insegnanti, è invece tra i linguaggi di programmazione che meglio si prestano per essere appresi da chi si cimenta con il coding per la prima volta.
Grazie alla sua facilità di utilizzo, risulta adatto ai principianti ma ha anche caratteristiche che lo rendono idoneo nella didattica scolastica. Sopratutto nelle scuole superiori, laddove è previsto lo studio dell’Informatica.

I punti di forza? la semplicità della sintassi e il fatto che Python è open source, interattivo, indipendente dal sistema operativo, mette a disposizione ottime risorse gratuite utili per l’apprendimento.

Linguaggi di programmazione nelle Università

Non sorprende che Python sia insegnato anche nelle Università, sebbene a questo livello di studi, l’offerta formativa prevede anche l’insegnamento di altri linguaggi di programmazione.  A partire da Java, che – come già detto – è tra i più difficili da imparare ma è tra i più diffusi al mondo e si presta per impieghi in diversi settori.

Nella aule universitarie trova spazio anche JavaScript che a differenza del precedente è molto più semplice da utilizzare ed è caratterizzato da una forte innovazione. Che, però, non sempre si traduce in punto di forza visto che sono ancora poco diffuse le tecnologie che lo utilizzano.

All’Università non può mancare lo studio di C, uno dei linguaggi di programmazione più vecchi, su cui si basa C++.
L’approccio può risultare piuttosto ostico – probabilmente è il più difficile da imparare – e, sebbene sia il più usato nell’industria informatica, la sola conoscenza di C non basta per poter lavorare nel settore.